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La sezione CAI di Massa esprime la propria contrarietà al traforo della Tambura Stampa
Mar 06 Gennaio 2009
Riceviamo e pubblichiamo integralmente il testo del comunicato del CAI di Massa sull'argomento Traforo-Tambura. Quest'articolo era in cronaca di Massa, con qualche taglio e alcune parti riassunte, sulla Nazione del 2 gennaio 2009 col titolo:" OPERA INSOSTENIBILE E UTILE SOLO AL PROFITTO DI POCHI"


COMUNICATO STAMPA CAI SEZIONE DI MASSA SUL TRAFORO DELLA TAMBURA

Nel 2005 siamo intervenuti sull’ipotesi di realizzazione del traforo della Tambura mettendo in evidenza come tale opera avrebbe creato non pochi problemi quotidiani di vivibilità per la cittadinanza nella convinzione che non saremo più tornati sull’argomento. Dopo tre anni, e come sempre sull’orlo di una nuova tornata elettorale, ci troviamo nostro malgrado a dover rinnovare pubblicamente la nostra contrarietà ad un ipotesi di infrastruttura che va contro i più elementari concetti di sostenibilità. Ancora una volta, con una visione quantitativistica ed elitaria del progresso, visione che ormai fortunatamente trova spazio solo in pochi ed isolati ambienti, viene riproposto il progetto del traforo della Tambura per mettere in comunicazione il paese di Vagli di Sotto con la costa Apuana. In quei 4 chilometri di galleria si concentrano, oltre ad una cecità verso le generazioni future, una serie interminabile di problematiche di sostenibilità ambientale che nessun progettista non può sottovalutare.  

abisso Chimera

Prima di tutto la distruzione incondizionata e definitiva di un complesso carsico di valenza internazionale, che nessuno conosce totalmente nella sua grandezza tanto da impedire oggi di prevedere quale potrebbe essere l’effettivo danno idrico e idrogeologico derivante da un’opera come quella di un traforo viario. Di certo si sa che dall’interno della Tambura partono i flussi di acqua che alimentano i bacini del Frigido e di Equi Terme e una distruzione dei canali carsici metterebbe a rischio soprattutto la portata del fiume che permette alla piana di Massa di vivere: l’esperienza dei danni causati dalla variante di valico in Appennino dovrebbe insegnare qualcosa.

Consideriamo poi che l’impatto ambientale dell’opera viaria per mettere in collegamento il traforo con i paesi sarà a dir poco devastante perché non possiamo immaginare che un’idea tanto illuminata si possa accontentare dell’attuale rete di strade, ad esempio nella valle di Resceto, che dovrà essere arricchita di viadotti o ulteriori gallerie che poggeranno, comunque, su un territorio che già adesso, per la sua conformazione, fatica a reggere l’impatto dell’attuale traffico. Traffico che sarà destinato a crescere e a giungere in città congestionando ulteriormente le vie di accesso al centro e contribuendo a peggiorare la condizione della salute pubblica con i suoi carichi di polveri sottili oramai scientificamente riconosciute attrici principali delle più frequenti malattie polmonari.

Ci domandiamo: tutto questo per cosa e per chi? Le dichiarazioni del Sindaco di Vagli di Sotto non lasciano dubbi sul vero motivo che da sempre ispira l’opera, molto più pragmatico del poetico e atavico isolamento della Garfagnana: l’escavazione di marmo e dei suoi derivati. Nell’ipotesi prevista sarà la collaborazione di imprese di escavazione a contribuire finanziariamente al completamento del traforo in cambio di prezioso, riteniamo, carbonato di calcio che prenderà la strada delle multinazionali lasciando sul territorio la sola traccia della polvere del trasporto. Si ripropone quindi il sistema, fallimentare, della socializzazione delle perdite e della privatizzazione dei profitti, caricando i territori di costi ambientali che difficilmente saranno ripagati.

Riteniamo che i nostri territori, già pesantemente penalizzati come risulta dalle ultime classifiche italiane sulla qualità della vita ( per servizi e ambiente Massa 87esima perde 28 posizioni, Lucca 72esima ne perde 65), si troveranno con questa opera a non avere nessun tipo di ritorno, ma soprattutto si troveranno a vedersi sottrarre un bene comune, l’acqua, non replicabile e universalmente riconosciuto come indispensabile: anche gli effetti sull’impatto occupazionale per il territorio sono molto dubbi, tutti da verificare, visto soprattutto il trend negativo che dal 2005 caratterizza l’intero sistema del lapideo e, notizia di questi giorni, anche le difficoltà di chi lavora il carbonato di calcio.

La sezione di Massa del Club Alpino Italiano esprime quindi con forza la propria contrarietà alla realizzazione del Traforo della Tambura reputando l’opera assolutamente incompatibile con la sostenibilità ambientale e inutile per le comunità e i territori coinvolti.